aNobii è una sorta di Facebook dei libri: tutti possono catalogare la loro libreria, conoscere quali testi possiedano i loro amici e ricevere consigli da utenti con gusti simili, come accade su Last.fm con la musica. Con oltre 400.000 iscritti (oltre 100.000 dei quali italiani), da qualche giorno aNobii è sbarcato anche su App Store, con due applicazioni: aNobii (1,59€) e aNobii Lite (qui trovate la recensione di Anobii per iPhone di TAL).
La versione a pagamento è dedicata esclusivamente agli utenti di iPhone 3GS ed offre una funzione speciale: inquadrando il codice a barre che troviamo dietro a un libro, iPhone lo riconoscerà e lo catalogherà immediatamente, scaricando dal web tutti i dati necessari, come titolo, autore e copertina.
L’abbiamo provato di persona e in molti casi, con mano ferma, potete ottenere buoni risultati: siamo molto lontani dalla perfezione, ma la funzione che oggi sembra fare solo “scena”, in futuro potrà rivelarsi un aiuto prezioso per chi non vorrà inserire a mano tutti i codici ISBN (tra i molti fan c’è anche Luca Sofri). All’applicazione, però, mancano ancora molte funzioni, come la possibilità di recensire i libri direttamente da iPhone e di cercare all’interno del nostro database personale.
Ma come è nata la tecnologia di riconoscimento dei codici a barre? E perché un social network così “letterario” crede sia importante investire su iPhone? Per scoprirlo abbiamo intervistato direttamente il fondatore di aNobii: Greg Sung, giovane programmatore di Hong Kong.
Greg, perché ad aNobii avete deciso di creare un’applicazione per iPhone?
I nostri utenti conoscono bene le nuove tecnologie. Molti di loro si collegano a Internet dagli iPhone. Il nostro obiettivo è di farvi accedere ad aNobii ovunque e in qualunque momento. Per integrare aNobii con le vite dei nostri utenti, dobbiamo integrarlo anche con i dispositivi che utilizzano: quindi per noi è stato naturale realizzare un’applicazione per iPhone.
Cosa offre iPhone rispetto ad altri telefoni?
iPhone è un telefono davvero interessante, che ci permette di fare molto per migliorare l’esperienza dell’utente. Lo scanner per i codici a barre, ad esempio, usa la funzione di autofocus dell’obiettivo fotografico, per ottenere un’immagine nitida. Usiamo anche l’accelerometro per riconoscere i movimenti e capire quando l’utente inquadra l’obiettivo con mano ferma. Inoltre, sempre con l’accelerometro, possiamo capire in quale posizione viene impugnato il telefono.
In futuro vorremmo poter interpretare l’input delle riprese video e non solo delle fotografie, ma per farlo Apple deve aprire questa opportunità agli sviluppatori. Attualmente possiamo analizzare solo le foto scattate dalla fotocamera, per questo sentite il suono tipico delle foto quando inquadrate i codici a barre.
Fonte: theapplelounge.com

