Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

Gizmodo: Apple ha una sua Gestapo

18 dic Apple | 0 Commenti

Jesus Diaz di Gizmodo, in un articolo che non ha mancato di suscitare commenti di riprovazione, ha paragonato l’azienda di Cupertino al Terzo Reich descrivendo come “Gestapo di Apple” una divisione interna alla compagnia il cui compito è quello di individuare e prevenire le fughe di informazioni riservate. L’articolo di Diaz descrive l’operato del cosiddetto Worldwide Loyalty Team sulla base di informazioni riservate fornite da un ex dipendente Apple.
Il team si occupa ispezionare a campione vari dipartimenti dell’azienda e di prevenire le fughe di notizie individuando possibili talpe fra i dipendenti. La descrizione di quelle che Diaz definisce “perquisizioni” è effettivamente un po’ inquietante ma, se veritiera, testimonia qualcosa di cui siamo già ampiamente al corrente: il culto della segretezza che vige all’interno di Apple.

Le ispezioni del Worldwide Loyalty Team, secondo le informazioni fornite dal gola profonda di Gizmodo, avvengono in questo modo: il team arriva in un dipartimento e si informa su chi siano i manager in servizio. Saranno loro a coordinare le operazioni chiedendo ai dipendenti di rimanere alle proprie scrivanie, senza lavorare a nulla o, peggio, chattare (il salvaschermo deve essere attivo sui monitor). Vengono poi requisiti i telefonini e viene analizzato il loro contenuto. Gli iPhone vengono backuppati e controllati su un laptop, mentre di controllare fotocamere digitali o videocamere non c’è bisogno perché sono dispositivi assolutamente non ammessi all’interno degli uffici di Apple.

Al termine della “perquisizione” se la talpa viene individuata (e solitamente è così) gli viene chiesto di trattenersi fino alla fine del proprio turno. Verrà poi “interrogata” circa le informazioni che ha distribuito all’esterno, dopodiché il licenziamento è immediato.

Sebbene la descrizione appaia particolarmente cruda, è difficile pensare che questo tipo di controlli non avvengano in molte aziende, anche di altri settori, in cui il vantaggio sui competitors corre sempre sul filo di lana e non è possibile permettere la pur minima fuga di notizie. Chiamatelo anti-spionaggio industriale, se volete.

C’è da precisare anche che i dipendenti di Apple, come di molte altre aziende, firmano un contratto di assunzione con il quale accettano di rinunciare alla propria privacy durante le ore d’ufficio e contestualmente sottoscrivono un NDA, una clausola di riservatezza, che impone loro di non divulgare nulla di ciò che riguarda il proprio lavoro.

Diaz conclude sostenendo che il 2009 è il nuovo “1984″ con chiaro riferimento orwelliano e aggiunge che Apple da azienda Hippy e felice si è trasformata in una compagnia che mette in atto sequestri in stile Gestapo e spinge la gente al suicidio (un riferimento completamente fuori luogo al suicidio del dipendente di Foxconn che aveva perso alcuni prototipi di iPhone).
Diaz ignora volutamente che dagli anni 80 ad oggi il mercato dell’informatica è drasticamente mutato.

Allora per innovare nel mercato dell’informatica bastava avere un’idea nuova e si poteva essere relativamente sicuri che altri non avrebbero potuto rubarla perchè non avrebbero saputo come implementarla o perché non la ritenevano degna nemmeno di considerazione. Prendete ad esempio la creazione del primo Macintosh. Oggi, dopo vent’anni di sviluppo, la situazione è totalmente mutata ed Apple ha qualche miliardo di dollari in più in banca e investitori esigenti da tutelare.

E’ dunque criticabile l’operato del un presunto Worldwide Loyalty Team? Assolutamente si. Lavorare (e guadagnare molto) rinunciando totalmente alla propria privacy sul posto di lavoro è un compromesso difficile da gestire ed è condivisibile in pieno la posizione di chi questo compromesso non lo vuole accettare.

Allo stesso tempo comparare questi metodi a quelli della Gestapo e di conseguenza Apple al Nazismo è una scelta sconsiderata e offensiva nei confronti di coloro che subirono davvero tali inumane violenze, una scelta dialettica volta unicamente ad attirare l’attenzione su un articolo al fine di generare pageviews. Per questo motivo non linkiamo direttamente la pagina di Gizmodo. Nel caso voleste leggere il post di Jesus Diaz Google saprà darvi una mano.

Fonte: theapplelounge.com

 


Lascia un commento